Call of Duty: Modern Warfare 4, la recensione su PS5

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Ventitré capitoli sulle spalle e un compito preciso: chiudere la storia iniziata con il reboot del 2019. Call of Duty: Modern Warfare 4 è approdato su console e PC il 23 ottobre 2026 e lo firma Infinity Ward. Il pacchetto è molto classico e poggia su assett fondamentali: una campagna lineare di sedici missioni, un multiplayer con dodici mappe 6v6 (e qualche idea fresca) e DMZ, la modalità a estrazione nata come beta nel 2022 (che adesso diventa il terzo pilastro del gioco).

I punti forti si vedono subito. Le sparatorie hanno un peso specifico e il movimento è più ricco del solito. La campagna non perde mai ritmo ed tiene incollati allo schermo sino al gran finale. DMZ sa creare situazioni che si raccontano a fine partita. Il gioco non è esente da difetti, che vanno giustamente argomentati. La storia corre velocissima e il finale giunge forse troppo in fretta. La struttura delle missioni è troppo guidata e basta spostarsi di pochi passi dal percorso per tornare all’ultimo checkpoint. DMZ ha nemici controllati dall’intelligenza artificiale non sempre brillanti e deve farsi largo in un genere già affollato (con Arc Raiders ed Escape from Tarkov a regnare).

Su PS5 la scheda tecnica promette 4K e 120 Hz con VRR e pieno uso del DualSense e su PS5 Pro arriva anche il PSSR potenziato. Insomma, un Call of Duty solido che sa cos’è e non cerca di sembrare altro, dimostrandolo con disciplina e ordine.

Call of Duty: Modern Warfare 4

Storia e personaggi: Corea in fiamme e un Price senza bandiera

La campagna parte da Hajin, in Corea del Sud. Il soldato Park e un gruppo di reclute si godono un momento di calma in città quando un’esplosione cambia tutto. Un’arma misteriosa manda in tilt i sistemi elettrici e le bombe iniziano a cadere dal Nord. Il tono passa dallo scherzo al lutto nel giro di una scena. Come da tradizione il racconto non va dritto e segue più strade verosimilmente non coincidenti. Dopo l’attacco la storia fa un salto indietro e ricostruisce come si è arrivati a quel punto. Le prospettive sono tre: quella delle reclute sudcoreane, quella di Price e quella del Nord (dove il vecchio leader è morto, i figli litigano su come portare avanti la sua eredità). Le tre linee progressivamente si incastrano come in un puzzle e per qualche serata tengono incollati allo schermo.

Price è il cuore pulsante. Dopo il gran finale di Modern Warfare III è ricercato da tutte le agenzie occidentali, compresi i suoi vecchi compagni. Non è più il soldato che rispettava le regole, è un uomo che ha perso quasi tutto e che oltrepassa linee che prima non avrebbe nemmeno guardato. La sua spirale lo porta a mettere a ferro e fuoco New York, Parigi e Mumbai, con Ghost e Gaz che gli danno la caccia. Al suo fianco c’è Valeria Garza, ex capo di una squadra di forze speciali messicane e fondatrice del cartello Las Almas. Dietro le quinte si muove un’arma capace di cambiare gli equilibri mondiali e un nemico noto soltanto come l’Arciere con il volto di Mads Mikkelsen. Eh sì, torna anche l’immancabile Makarov.

La scrittura però non sta al passo con lo spettacolo. Il racconto è frettoloso e chi non ha seguito i capitoli precedenti potrebbe perdersi qualche pezzo per strada. Alcune scelte lasciate al giocatore pesano poco perché i personaggi non hanno il tempo di sedimentare. Gli antagonisti avrebbero sicuramente meritato più cura. In compenso, i fan di lunga data avranno le risposte che aspettavano. Servono tra le cinque e le sette ore per arrivare ai titoli di coda (e non cambiate canale sino alla fine, mi raccomando).

PRO

  • un Price cupo e ambiguo come mai prima;
  • tre prospettive che si intrecciano bene;
  • una conclusione vera per l’arco del reboot;
  • ritorni graditi per chi segue la saga.

CONTRO

  • racconto frettoloso e personaggi poco approfonditi;
  • antagonisti e finale trattati di corsa;
  • chi parte da zero rischia di perdersi;
  • durata contenuta.

Call of Duty Modern Warfare 4 anteprima

Gameplay: sparare, scivolare, estrarre

Si parte dalla campagna e dalla sua varietà. L’azione a piedi si alterna all’utilizzo di mezzi e armi speciali: in una missione si guida e in quella dopo si usa un mortaio. Ci sono infiltrazioni, inseguimenti, tratti in cui servono i visori notturni e perfino uno sbarco via mare che richiama la Normandia. La missione Stranded rompe lo schema “classico” con una mappa aperta nel cuore della Corea del Nord. Ci si muove tra presidi nemici e torri da scalare con un’impostazione più vicina a Far Cry che a Call of Duty.

Il resto è molto guidato, troppo a dire il vero. Allontanarsi di pochi passi dal percorso previsto manda al game over e la tensione si spegne. Anche il corpo a corpo, spettacolare come un film d’azione sopra le righe, ha animazioni troppo rapide che tolgono peso ai colpi. I nemici, invece, si comportano meglio del previsto. Cercano riparo, si spostano e sfruttano gli spazi.

Il multiplayer è veloce e frenetico, bastano pochi colpi per finire a terra. A dare ritmo c’è un movimento più ricco con scavalcamenti, scivolate anche sulla schiena, arrampicate, discese lungo i tubi e la possibilità di restare aggrappati a una sporgenza. Niente salti sul muro (e meno male, aggiungiamo). Gli stivali restano piantati a terra e si può sparare mentre si compiono tutte queste azioni. Nel fuoco senza mirare è sparita la dispersione casuale dei colpi.

Call of Duty Modern Warfare 4 anteprima

Le armi sono 33 e ogni primaria e pistola ha un accessorio Apex che si ottiene portandola al livello massimo. L’Armaiolo è stato ripensato: ogni accessorio si sblocca una volta sola e resta disponibile su tutte le armi compatibili. Gli accessori standard superano quota cinquecento e il sistema Gunny propone configurazioni già pronte. Il Prestigio offre due strade: una azzera gli sblocchi e l’altra riporta al livello 1, lasciando tutto ciò che si è conquistato.

Le mappe 6v6 sono dodici e tutte nuove. Le modalità storiche tornano al completo e si aggiungono Rivendita armi, Prima linea e Corsa al denaro. Le novità migliori però sono altre due. Kill Block si svolge nella Westbridge Training Facility e ricompone le sue tre sezioni ogni due round. Con le variabili disponibili al lancio si superano le cinquecento combinazioni. Avamposto di battaglia invece è la risposta di Call of Duty a Battlefield. Scontri da 32 contro 32 su mappe enormi con mezzi, avamposti da conquistare e ricompense di squadra che arrivano fino ai veicoli corazzati. Mancano fisica e distruttibilità dei giochi EA ma il divertimento c’è.

Restano un paio di punti da tenere d’occhio. Il tempo di uccisione è basso e i respawn a volte fanno comparire vicino ai nemici. Matchmaking basato sulle abilità e aim assist sono stati molto discussi dopo la beta e solo il tempo dirà se il sistema funziona o va ricalibrato.

Poi c’è DMZ. Si gioca da soli o in squadre fino a tre giocatori sulla mappa Hajin, una zona di esclusione nata dalla fusione di un reattore nucleare con oltre sessanta località da setacciare. Si scende, si cerca bottino e dopo circa venti minuti una tempesta radioattiva stringe la zona e obbliga a raggiungere un punto di estrazione. Lì si chiama l’elicottero e si resta fermi sotto il fuoco ad aspettarlo. Attimi interminabili dove può accadere di tutto.

Call of Duty Modern Warfare 4 anteprima

La zona ha un livello di minaccia che va da Basso a Estremo e cresce con il caos che si fa. Funziona come le stelline di GTA, giusto per fare un esempio: arrivano più rinforzi e sempre meglio armati (e sempre più arrabbiati di prima). Ci sono tenenti e comandanti da affrontare e gli altri giocatori restano la variabile più imprevedibile. Dopo il quarto operatore abbattuto scatta lo stato di Ricercato con tanto di taglia. La base cresce fino al livello 70 e ogni operatore ha un albero di abilità con 66 attributi complessivi. Un operatore eliminato risulta disperso e riaverlo costa. Qui il loop si chiude, più si va avanti e più la voglia di scappare con lo zaino pieno prende il sopravvento.

Qualche ombra c’è. L’intelligenza artificiale nemica non sempre brilla e spesso vince per numeri e potenza. La fisica di arbusti e segnaletica stradale è poco convincente. Il vero avversario resta la concorrenza: Arc Raiders ed Escape from Tarkov sono già sul mercato e Infinity Ward dovrà tenere vivo DMZ con nuove attività per tutto l’anno.

PRO

  • gunplay e movimento fluidi e soddisfacenti;
  • Kill Block e Avamposto di battaglia danno varietà vera;
  • Campagna varia con mezzi, infiltrazioni e una missione aperta;
  • DMZ con progressione ricca e tensione costante
  • Armaiolo semplificato e sblocchi più equi.

CONTRO

  • Campagna troppo guidata con game over al minimo errore;
  • corpo a corpo con animazioni troppo rapide;
  • tempo di uccisione basso e respawn a volte fastidiosi;
  • DMZ con intelligenza artificiale poco brillante;
  • matchmaking e aim assist ancora da verificare.

Una guerra che si vede e si sente

Sul piano visivo Modern Warfare 4 fa la voce grossa. Il motore è l’IW 9.0 e l’addio alle vecchie console si nota. I personaggi sono ricchi di dettagli, le espressioni facciali sono curate e gli ambienti hanno una varietà che raramente dà l’impressione del “già visto”. Luci ed effetti danno il meglio nelle fasi più concitate e le missioni parigine trasformano la città in una zona di guerra senza mezze misure.

Sul fronte PS5 le specifiche ufficiali parlano chiaro: risoluzione fino al 4K, HDR e una modalità a 120 Hz con supporto VRR. Con un display compatibile e 120 Hz più VRR attivi il frame rate si sblocca. Su PS5 Pro arriva il PSSR potenziato con una resa migliorata sia a 60 che a 120 Hz. Il DualSense entra in gioco con grilletti adattivi e feedback aptico e c’è l’audio 3D. Insomma, di quello che serve non manca proprio nulla e l’esperienza generale ne viene positivamente influenzata.

Il sonoro funziona bene nei momenti di massima concitazione. La colonna sonora porta le firme di Stephen Barton e Jason Graves e qualche brano su licenza si sposa con le scene giuste. Tra una traccia e l’altra manca però un po’ di uniformità. Il doppiaggio italiano è di ottimo livello e fa seguire i dialoghi anche quando intorno si spara. In DMZ la chat di prossimità tiene conto di distanza, direzione e riverbero ambientale e ogni incontro con altri giocatori diventa più credibile.

PRO

  • grafica ricca di dettaglio e ambienti molto vari;
  • ottimo supporto a PS5 e PS5 Pro con 4K, 120 Hz, VRR e PSSR potenziato;
  • doppiaggio italiano convincente;
  • audio spaziale e chat di prossimità ben fatti.

CONTRO

  • mix audio da bilanciare con voci troppo basse in alcune scene;
  • colonna sonora non sempre uniforme;
  • qualche sbavatura tecnica segnalata in DMZ.

In conclusione

Call of Duty: Modern Warfare 4 non rivoluziona nulla e non ne ha bisogno. È un capitolo solido e fedele alla serie che fa bene ciò che sa fare. La campagna è compatta e spettacolare, il multiplayer è veloce (con Kill Block e Avamposto di battaglia a farsi notare) e DMZ è la sorpresa più grande. Sa creare situazioni estreme e regala la soddisfazione di mettersi in salvo all’ultimo con lo zaino pieno.

Pesano una storia scritta “di fretta” e una struttura troppo guidata. DMZ ha ancora bisogno di cura e il supporto dei prossimi mesi sarà decisivo. Per chi segue Price e Ghost è un addio che merita, per tutti gli altri è una buona occasione per rientrare in una serie che negli ultimi anni ha diviso parecchio.

Call of Duty: Modern Warfare 4
  • 8/10
    Storia e personaggi - 8/10
  • 8.5/10
    Gameplay - 8.5/10
  • 8.5/10
    Dimensione artistica - 8.5/10
  • 9/10
    Intrattenimento/Rigiocabilità - 9/10
8.5/10

In conclusione

Un degno capitolo conclusivo, in grado di omaggiare quelli precedenti e aprire la strada a quelli che verranno.

Dino Cioce
39 anni, sposato e padre di due bellissimi bambini; anche se il tempo è poco e gli impegni sono tanti, trovo sempre un momento per dedicarmi al mio mantra e al mio credo. I AM A GAMERCRACY