Più di dieci anni senza un Castlevania a scorrimento laterale, per chi è cresciuto con Simon e Alucard sono un’eternità. Nel frattempo il genere che questa serie ha praticamente inventato si è riempito di rivali fortissimi. Hollow Knight, Ori, Dead Cells e una lista che non finisce più. Rientrare in quell’arena oggi, purtroppo, non è una passeggiata. Konami ci prova con Castlevania: Belmont’s Curse, già disponibile su PS5 e sulle altre piattaforme. Alla guida c’è Evil Empire, lo studio francese che ha lavorato a Dead Cells e ha firmato The Rogue Prince of Persia. Motion Twin – i papà di Dead Cells – danno una mano in qualità di consulenti. Detta così sembra la squadra ideale, e in parte lo è.
Il gioco ci porta nella Parigi del 1499 con la nuova protagonista Rose Belmont, una mappa enorme da esplorare, un bel po’ di armi da provare e una frusta che serve soprattutto a muoversi. Il risultato è un metroidvania curatissimo da vedere e da ascoltare, ma anche molto prudente (qui sta il nodo). I punti di forza sono evidenti: uno stile artistico splendido, una colonna sonora solida e un combattimento ricco di scelte. Quelli deboli pure: una struttura che segue il manuale senza prendersi rischi, qualche boss che fa male e una sensazione di controllo che non convince tutti.
Due dati veloci per orientarsi. Per arrivare vicino al completamento servono circa sedici ore e da giocare solo in single player. Su PS5 troviamo anche il supporto alle vibrazioni del DualSense. Non ci resta, dunque, di scoprire anche il resto.
Storia e personaggi
Parigi, 1499: la città brucia e dalle ombre escono mostri di ogni tipo. Sopra la città incombe un castello che non dovrebbe essere lì. Trevor Belmont, l’eroe che aveva sconfitto Dracula, arriva insieme a sua figlia Rose. Il tutto prende vita a distanza di ventitré anni da Castlevania III: Dracula’s Curse. Il vecchio Trevor però non è più quello di una volta. Consegna a Rose il Vampire Killer e la lascia andare in prima linea. È un passaggio di testimone molto esplicito e funziona bene. Rose ha qualcosa da dimostrare, vuole farsi notare da suo padre ma ha anche un conto personale aperto: il suo braccio è maledetto. Una maledizione di Dracula che le arriva da sua madre Sypha Belnades, che nel gioco ormai non c’è più.
Il cuore emotivo sta nel mazzo di tarocchi che Sypha ha lasciato alla figlia. Ogni carta è un contenitore per l’anima di un personaggio potente di Parigi, amico o nemico che sia. Rose raccoglie indizi in giro per scovare il bersaglio, lo affronta e ne cattura l’anima. Da quel momento può parlarci. Quello che parte come un viaggio solitario diventa quasi una gita in macchina con i sedili posteriori pieni di alleati e antagonisti che commentano quando gli pare e piace.
La trama, per quanto interessante, si dimostra poco complessa. L’evoluzione di Rose ha momenti che restano, al netto di una percepibile assenza di colpi di scena. Ma chi conosce la serie animata Netflix ritrova qualche faccia amica perché alcuni doppiatori tornano e lo stile ha un chiaro sapore anime. Chi arriva da zero non si perde, il gioco regge benissimo anche da solo. E i fan storici trovano qualche citazione “furba” dei vecchi capitoli.
PRO
- Rose è una protagonista con un percorso che funziona;
- il mazzo di tarocchi dà voce e personalità a tutto il cast;
- citazioni per i fan e ingresso facile per i nuovi arrivati.
CONTRO
- la trama non punta alla profondità;
- le prime indagini per trovare i bersagli sono lineari e poco ispirate.
Gameplay
Veniamo al sodo. Belmont’s Curse è un metroidvania fatto e finito: una mappa enorme da esplorare e boss che regalano nuove abilità (e con quelle si raggiungono zone prima chiuse). Poi si torna indietro, per trovare qualcosa di nuovo (e che prima magari non era facilmente accessibile) e si va avanti così. Una formula che funziona da sempre e anche qui non è da meno. La prima parte ci tiene a Parigi per poi entrare nel castello e ivi passare la maggior parte del tempo.
Il combattimento è il piatto forte. Rose non bada a spese: nel suo arsenale troviamo spada, spadone, lancia, doppie lame, spada e scudo e perfino pezzi di cuoio avvolti attorno ai pugni. Ogni arma ha il suo ritmo. Lo spadone è lento e devastante, lo scudo para i colpi frontali e le reliquie a fungere da modificatori, con bonus ed abilità extra. Il gioco invita a cambiare equipaggiamento anche a metà scontro in base ai nemici, cosa che faremo quando il numero di respawn inizia a farsi pesante. A completare il moveset difensiovo troviamo la schivata, il passo indietro e la parata. Insomma, come si dice in questi casi, di quello che c’è non manca nulla.
E la frusta? Ed è qui che arriva la sorpresa: Il famoso Vampire Killer è, soprattutto, uno strumento di movimento. Ci consente, infatti, di agganciarci ai punti giusti, oscillare da un appiglio all’altro e proiettarci verso i nemici. I tratti di platforming che sfruttano le abilità sbloccate sono tra le cose più riuscite del gioco. Esiste, comunque, una famiglia di armi a frusta che fa più danni alla massima distanza. Vanno testate sul campo e fare delle prove di “sintonia”, la scelta spetta a noi.
Poi ci sono gli Arcana, incantesimi che si ottengono sconfiggendo avversari importanti (circa quindici da trovare). Palle di fuoco, una croce magica che torna indietro come un boomerang e un raggio che trasforma i nemici in pietra, giusto per citare quelli che abbiamo particolarmente apprezzato. Si alimentano con il mana che si guadagna colpendo i nemici. La parte più carina sono le Opere di Misericordia, obiettivi legati all’utilizzo di ogni incantesimo – come usarlo venti volte o uccidere un certo numero di scheletri – e quando li completiamo si ottengono dei potenziamenti.
Giungiamo al lato dolente del gameplay. Il feeling con i comandi non arriva subito ed immediato. Le animazioni hanno un avvio lento e il rampino ha tempo di preparazione lungo. Non è un difetto da buttare via il gioco ma in alcuni passaggi ci fa morire per cose che sembrano ingiuste. I boss sono insieme il punto più alto e il tasto più dolente dell’intera esperienza. Sono spettacolari e inventivi, ma alcuni hanno picchi di difficoltà bruschi. Menzione a parte per i checkpoint. Talvolta la stanza di salvataggio è troppo lontana e dopo ogni morte tocca rifarsi la strada a piedi, dimenticando i pattern del boss. Un’impostazione che ricorda i soulslike più che i metroidvania.
Per fortuna ci sono le opzioni. Possiamo regolare i danni inflitti, quelli subiti, l’esperienza guadagnata e il numero di pozioni. Possiamo anche rinascere direttamente davanti alla porta del boss. Esiste persino una modalità che ci rende invincibili (se vogliamo solo goderci la mappa). Un bel gesto per un gioco che, di base, non regala niente (ma che lascia perplessi sulla finalità del genere di riferimento).
La mappa merita una nota a parte. Ci sono sezioni disegnate benissimo e passaggi pessimi che mettono insieme rampino e blocchi che compaiono e spariscono. Nella sala principale possiamo agganciarci ai ritratti per raggiungere nuove aree e dettagli così da rendere il castello vivo. Tra gli obiettivi c’è perfino quello di trovare tutte le stanze della Torre dell’Orologio, ma esplorare non sempre emoziona.
PRO
- tante armi e tanti modi di affrontare i combattimenti;
- Arcana con obiettivi che premiano chi sperimenta;
- boss scenografici e pieni di idee;
- opzioni di difficoltà molto ampie;
- mappa piena di segreti e di aree facoltative.
CONTRO
- comandi non sempre pronti e animazioni lente;
- picchi di difficoltà in alcuni boss;
- stanze di salvataggio lontane per alcuni giocatori;
- struttura classica senza vere novità;
- esplorazione a tratti ripetitiva.
Comparto artistico: grafica e sonoro
Il colpo d’occhio è la cosa migliore di tutto il pacchetto. Personaggi e ambienti sono in 3D poligonale ma sembrano disegnati a mano. Il risultato è un mondo ricco di dettagli con colori esagerati e fondali che raccontano una storia. I momenti più belli sono all’aperto, quando la camera si allontana e mostra Parigi che brucia sullo sfondo. Lo stile ha chiare influenze anime e si vede. Ogni zona ha una sua faccia e non ci sembra mai di aver già visto quella stanza. Quando il quadro è fermo viene voglia di fare uno screenshot, quando si muove ci pensano le animazioni di Rose a fare il resto.
Qualche texture si dimostra un po’ povera qua e là, questione di poco in mezzo a un impianto visivo comunque forte. Il gioco supporta le vibrazioni del DualSense e offre dieci funzioni di accessibilità, numeri che fanno la differenza quando si gioca per molte ore. Sul fronte audio il lavoro è solido. La colonna sonora è più cupa e inquietante di certe vecchie che ci facevano sentire un eroe senza paura. Rispuntano anche alcune delle melodie storiche per la serie, con arrangiamenti davvero ottimi. Il doppiaggio è un altro punto a favore e alcuni doppiatori riprendono i loro ruoli dalla serie animata.
Resta una piccola precisazione. Il tono scuro della musica funziona benissimo con l’atmosfera ma qualche pezzo più trascinante, come ai vecchi tempi, non avrebbe guastato.
PRO
- stile 3D che sembra disegnato a mano;
- fondali enormi e scenografici;
- colonna sonora ispirata con ottimi richiami ai classici;
- doppiatori già noti dalla serie animata.
CONTRO
- qualche texture povera sulla versione PS5;
- musiche più cupe che trascinanti.
Conclusione
Cosa resta alla fine? Un metroidvania solido e bello da vedere e da ascoltare, che non cambia le regole del gioco e non vuole farlo. Se vi aspettavate una rivoluzione potreste restare un po’ delusi, se cercavate un ritorno fatto con cura e con rispetto per la serie lo troverete. Parliamoci chiaro: Konami non ha cercato il colpo di scena, scegliendo di portare a casa un lavoro pulito. Con una squadra così esperta è una scelta comprensibile, un po’ meno entusiasmante per chi sognava un nuovo capolavoro da ricordare per vent’anni.
I punti a favore sono chiari. Stile visivo e musica sono di livello altissimo, il combattimento offre una scelta vera, il mazzo di tarocchi dà alla storia un’anima e le opzioni di difficoltà permettono a quasi tutti di entrare. E se amate frugare in ogni angolo vi aspettano ore di segreti da scoprire. Quelli contro pure. Il gioco segue il manuale con troppa fedeltà, i comandi non sono sempre pronti, qualche boss fa soffrire più del dovuto e le stanze di salvataggio possono risultare lontane. Chi ha già giocato con alcuni mostri sacri del genere, arrivati in questi anni, troverà poche sorprese.
Castlevania: Belmont's Curse
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Storia e personaggi - 8.5/108.5/10
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Gameplay - 8.5/108.5/10
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Dimensione artistica - 8.5/108.5/10
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Intrattenimento/Rigiocabilità - 8/108/10
In conclusione
Se siete fan dei Belmont, o del genere, il titolo deve far parte della vostra collezione. Va messa da parte una buona dose di pazienza (e di nervi), ma alla fine Belmont’s Curse è un bel ritorno. Non perfetto, ma onesto.





