Hot Wheels Infinite Rush, la recensione su Xbox Series X

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Milestone con i giochi di corse ci sa fare da anni, e con la serie Hot Wheels Unleashed aveva trovato una formula che funzionava alla grande. Piste assurde, macchinine che sembrano vere miniature e un feeling di guida arcade davvero divertente. Con Infinite Rush lo studio di Milano ha deciso di prendere quella formula e buttarla in un mondo aperto, la prima volta per il brand. Non una scelta da poco.

Il risultato è un gioco che mantiene tutto quello che rendeva speciali i primi due capitoli – la guida, il feeling da giocattolo e la cura maniacale nei dettagli delle aut – aggiungendo quattro isole enormi da esplorare a modo proprio. Il problema è che l’apertura del mondo non porta con sé la stessa profondità. Ci si diverte, eccome, ma dopo qualche ora la sensazione è che ci sia più spazio che contenuti per riempirlo davvero.

Chi ha amato Unleashed troverà pane per i suoi denti, la guida è rimasta quella, reattiva e un po’ folle. Chi si aspettava un salto generazionale alla Forza Horizon (con struttura e profondità paragonabili) resterà con qualche dubbio. I caricamenti, tra un’attività e l’altra, sono più frequenti di quanto vorremmo, e la personalizzazione, pur presente, non è ai livelli che il genere open world ormai ci ha abituato a pretendere. Detto questo, il cuore del gioco batte forte e per gli appassionati di macchinine, grandi e piccini, c’è comunque tantissimo da fare.

Milestone arriva a questo terzo capitolo forte di un know-how costruito in quasi trent’anni di storia, tra MotoGP, MXGP e i propri franchise originali come RIDE e Gravel. Si sente, nel modo in cui ogni singola vettura risponde ai comandi, nella fisica sempre leggibile anche quando si vola letteralmente in aria dopo un salto. Ed è proprio questa solidità di fondo a rendere Infinite Rush un’esperienza godibile fin dai primi minuti, anche per chi si affaccia per la prima volta al franchise senza aver mai toccato i due Unleashed.

hot wheels infinite rush recensione

Storia e personaggi

Qui bisogna essere onesti subito, di storia vera e propria non ce n’è. Infinite Rush non prova nemmeno a raccontare qualcosa, e va bene così, perché il senso del gioco è proprio quello di ricreare la libertà di quando da bambini si sparpagliavano le macchinine per casa e si inventava tutto sul momento. Non c’è una trama, non ci sono cutscene, non c’è un cattivo da sconfiggere in senso narrativo.

Quello che il gioco offre, al posto di una storia, è una struttura a obiettivi. Le quattro isole – Wheelswood con i suoi grattacieli, Tentacle Bay immersa nella natura, Gearville con i suoi canyon industriali e Drifty Temples con le sue montagne in stile orientale – sono governate ciascuna da un Rush Master. Sono loro i boss del gioco, piloti da affrontare dopo aver completato una serie di eventi ed attività sparse sul territorio. Batterli tutti e quattro significa diventare il vero Rush Master, il titolo a cui punta ogni giocatore.

Non ci sono personaggi in senso classico, ma c’è il concetto di Rush Squad, la propria squadra di macchine preferite da costruire e portare in giro. È un modo intelligente di dare comunque un senso di progressione e affezione, anche senza un cast di protagonisti. Ogni auto ha la sua identità fatta di dettagli, decal, e persino il numero di modello (consumato dal tempo come sui giocattoli veri).

Il rischio di questa scelta è evidente. Chi cerca un motivo per continuare a giocare, oltre la pura guida, potrebbe sentire la mancanza di qualcosa che leghi gli eventi tra loro. Le prime ore filano che è un piacere, ma con l’avanzare del gioco la struttura a obiettivi ripetuti inizia a mostrare la corda, senza una narrazione che la sorregga.

PRO

  • l’assenza di narrazione si sposa bene con lo spirito giocattoloso del brand;
  • il concetto di Rush Squad dà comunque un senso di progressione e affezione;
  • i Rush Master come boss di fine isola funzionano bene come traguardi.

CONTRO

  • manca del tutto una struttura narrativa che tenga insieme l’esperienza nel lungo periodo;
  • nessun personaggio memorabile, solo funzioni di gioco travestite da presenza;
  • nella parte finale la mancanza di contesto si sente più forte.

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Gameplay

Qui Infinite Rush si gioca le sue carte migliori. Il modello di guida eredita tutto il buono di Unleashed, un feeling arcade caotico ma preciso, dove ogni macchina si comporta in modo diverso in base alla sua classe. E le classi sono quattro: Versatiles per chi vuole un’auto equilibrata e senza sorprese, Drifter per chi ama sbandare in ogni curva, Speeder per la velocità pura, e Titan per i veicoli enormi e devastanti. Cambiare classe cambia davvero l’approccio a un evento, e questo è un merito da non sottovalutare.

Il mondo aperto porta con sé oltre 150 veicoli da scoprire, sbloccare e collezionare, ognuno modellato con una cura che sfiora l’ossessione. Ma il vero cuore del gameplay resta la varietà delle attività. Non ci sono solo gare classiche, ci sono eventi come Smashing Wheels, dove bisogna trovare la traiettoria perfetta tra pile di pneumatici da abbattere, sfide di distruzione ambientale visto che quasi tutto lo scenario, tranne gli edifici più grandi, è distruttibile, collezionabili sparsi ovunque, decalcomanie da fotografare in modalità foto e molto altro ancora.

Il track builder è probabilmente la feature più interessante dal punto di vista della longevità. Si possono agganciare moduli al terreno, costruire attorno agli edifici, far correre le proprie piste sopra i grattacieli delle città in miniatura. Insieme all’editor di livree e alla possibilità di modificare persino i suoni del boost, questo strumento apre le porte a una community che potrebbe tenere vivo il gioco ben oltre il lancio, specialmente considerando che è già stata annunciata una roadmap post lancio con oltre un anno di nuovi contenuti.

Il rovescio della medaglia riguarda soprattutto la struttura open world in sé. Le quattro isole, per quanto ben caratterizzate, non sono enormi. I caricamenti tra un’attività e la mappa, per quanto brevi e saltabili, sono comunque frequenti e spezzano parecchio il ritmo dell’esplorazione libera. La personalizzazione meccanica delle auto, poi, resta piuttosto limitata rispetto a quanto un giocatore abituato ai grandi open world di guida potrebbe aspettarsi.

Il multiplayer locale e online promette bene sulla carta, con la possibilità di sfidare altri giocatori e vedere le loro creazioni nel track builder condivise nel mondo di gioco. Va detto, però, che il co-op locale ha alcune limitazioni, e su alcune piattaforme il numero di partecipanti per gara è ridotto rispetto ad altre.

Vale la pena spendere due parole anche sulla progressione generale. Sbloccare nuove auto, migliorare il proprio Rush Squad e scalare le classifiche delle isole dà quella dose di soddisfazione tipica “da completismo”. Chi ama completare al cento per cento ogni area troverà pane per i suoi denti, con decine di ore di contenuti spalmati tra le quattro isole. Certo, la ripetitività di alcune tipologie di eventi si fa sentire con il passare delle ore, ma la varietà tra le classi di veicoli aiuta a mantenere fresco anche ciò che, sulla carta, potrebbe sembrare già visto.

PRO

  • il modello di guida arcade resta divertente, reattivo e vario tra le classi;
  • il track builder e l’editor di livree danno grande profondità creativa;
  • tantissime attività diverse oltre alle gare classiche, con ambienti quasi del tutto distruttibili;
  • roadmap post lancio già annunciata con contenuti gratuiti e a pagamento.

CONTRO

  • le isole sono meno grandi di quanto ci si aspetterebbe da un open world;
  • caricamenti frequenti tra un’attività e l’altra;
  • personalizzazione meccanica delle vetture piuttosto limitata;
  • multiplayer locale con alcune limitazioni, specialmente su Nintendo Switch 2.

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Dimensione artistica

Dal punto di vista visivo Infinite Rush è un piccolo spettacolo. Milestone ha sempre avuto un occhio di riguardo per come vengono rese le auto, e qui il livello di dettaglio è quasi imbarazzante. Le vernici scintillanti, le imperfezioni volute, i numeri di modello consumati dal tempo, tutto contribuisce a far sembrare ogni macchinina un vero giocattolo appena tolto dalla scatola. Anche la scala del mondo aiuta molto, edifici, oggetti ed elementi dello scenario sono dimensionati in proporzione alle auto, e questo dettaglio semplice regala un’autenticità sorprendente a tutta l’esperienza.

Le quattro isole hanno identità visive forti e distinguibili, dai grattacieli di Wheelswood alle atmosfere naturali di Tentacle Bay, fino ai canyon industriali di Gearville e alle montagne di Drifty Temples. Non manca però qualche difetto tecnico, in particolare un pop-in delle texture che si presenta con una certa frequenza, un problema che purtroppo accompagna la serie da qualche capitolo.

La colonna sonora punta su un synth pop energico e orecchiabile, che si sposa bene con il tono spensierato del gioco nelle prime ore. Con il passare del tempo, però, la selezione di brani si rivela piuttosto limitata, diventando ripetitiva dopo poche ore di gioco e mancando di quella varietà che avrebbe reso la colonna sonora più memorabile. Gli effetti sonori dei motori sono curati ma volutamente poco aggressivi, coerenti con il fatto che si sta guidando dei giocattoli e non vere auto da corsa.

Un dettaglio che vale la pena citare è la scelta di lasciare solo il rumore del vento nei momenti in cui la macchina raggiunge il punto più alto di un loop. Un piccolo tocco che dimostra attenzione, in un comparto sonoro che per il resto fatica a lasciare il segno.

PRO

  • livello di dettaglio delle auto davvero notevole, con vernici e imperfezioni curate nei minimi dettagli;
  • scala del mondo coerente, che regala un’autentica sensazione da giocattolo;
  • isole con identità visive forti e ben distinguibili tra loro.

CONTRO

  • pop-in delle texture presente e ricorrente;
  • colonna sonora orecchiabile ma limitata nel numero di brani, diventa ripetitiva in fretta;
  • effetti sonori dei motori poco incisivi, anche se coerenti con il tema giocattolo.

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In conclusione

Hot Wheels Infinite Rush è un gioco che mantiene la promessa più importante della serie, farti divertire dietro al volante di macchinine che sembrano vere miniature. La guida resta il punto più solido di tutta l’esperienza, e il salto verso il mondo aperto porta con sé idee interessanti come il track builder e una quantità di attività che non manca mai di stupire nelle prime ore di gioco.

Allo stesso tempo, si sente chiaramente che questo è un primo tentativo di Milestone in un formato nuovo per il brand. Le isole potevano essere più ampie o più dense di contenuti, i caricamenti si fanno sentire più del dovuto, e la colonna sonora non regge il confronto con la qualità visiva. Manca inoltre qualunque struttura narrativa, una scelta che si può capire ma che nella seconda metà del gioco lascia un vuoto.

Resta comunque un titolo che sa a chi si rivolge e lo accontenta pienamente, gli appassionati di Hot Wheels, i giocatori più giovani e chiunque cerchi un arcade racer spensierato senza troppe pretese simulative. Con il supporto post lancio già annunciato, e una community che presto potrebbe riempire il gioco di piste create dagli utenti, Infinite Rush ha tutte le carte in regola per crescere nel tempo.

Hot Wheels Infinite Rush
  • 6.5/10
    Storia e personaggi - 6.5/10
  • 8/10
    Gameplay - 8/10
  • 8/10
    Dimensione artistica - 8/10
  • 7/10
    Intrattenimento/Rigiocabilità - 7/10
7.4/10

In conclusione

Milestone non riesce a far evolvere la sua IP a tema Hot Wheels, lasciando uno spiraglio evolutivo grazie ai contenuti post lancio. Non ci saranno miracoli, magari altri tipi di soddisfazione.

Dino Cioce
39 anni, sposato e padre di due bellissimi bambini; anche se il tempo è poco e gli impegni sono tanti, trovo sempre un momento per dedicarmi al mio mantra e al mio credo. I AM A GAMERCRACY