Iniziamo con qualche doverosa premessa. Marvel’s Wolverine è il nuovo progetto di Insomniac Games, lo studio che ha reinventato Spider-Man su PS5 e che ora lascia le ragnatele per affondare gli artigli in un personaggio completamente diverso. Il gioco è uscito il 15 settembre 2026, esclusiva PlayStation 5, e segna una svolta netta rispetto alla formula open world a cui Insomniac ci aveva abituato. Qui non ci sono mappe enormi da liberare o collezionabili sparsi in ogni angolo. Wolverine è lineare, compatto, quasi cinematografico nella sua struttura. E questa scelta, va detto subito, funziona meglio di quanto si potesse temere (ma meno di quello che ci si potesse aspettare).
La storia ci porta tre anni dopo l’addio di Logan al Team X, la squadra di mutanti guidata da Nathaniel Essex. Bolivar Trask sta rapendo mutanti in giro per il mondo e solo Wolverine può fermarlo. Il viaggio tocca Canada, Giappone e la famigerata Madripoor, con qualche volto noto agli appassionati X-Men che si affaccia lungo il percorso (e qualcuno che deve ancora assumere la sua forma definitiva).
Non vogliamo girarci troppo attorno: il punto forte di questo gioco è il modo in cui restituisce l’essenza del personaggio. Logan qui è rabbioso, ferito, imperfetto, e lo si percepisce tanto nella scrittura quanto nel combattimento. Il punto debole, invece, sta proprio nel sistema di combattimento quando viene messo alla prova “sul lungo”. All’inizio sorprende, poi in alcuni tratti della campagna inizia a girare un po’ a vuoto, con ondate di nemici che si ripetono e boss fight che a volte chiedono più pazienza che abilità. Ad accentuare il tutto ci pensa anche il level design, che non è in grado di stimolare la voglia di uscire dai binari della verticalità.
Detto questo, quello che Insomniac ha costruito attorno a Logan – tra narrazione, doppiaggio e scenografia – resta di altissimo livello. Andiamo con ordine, perché c’è tanto da raccontare in questa nostra recensione di Marvel’s Wolverine.
Storia e personaggi
La sceneggiatura di Marvel’s Wolverine parte da un’idea semplice ma efficace: raccontare Logan prima che diventi un X-Men, quando il mondo mutante è ancora clandestino e la fiducia è merce rara. Il prologo mostra un flashback di trent’anni prima, quando Nathaniel Essex aiuta un Logan quasi ferale a ritrovare un briciolo di umanità, a un prezzo che scopriremo strada facendo. Da lì si passa al presente, con Logan che ha voltato le spalle al Team X e viene richiamato in servizio proprio da Essex per affrontare Bolivar Trask, uno spietato scienziato deciso a rapire mutanti in nome della supremazia umana.
È una trama che pesca a piene mani nei temi classici degli X-Men – il pregiudizio, l’identità e l’appartenenza – e li filtra attraverso lo sguardo più brutale e diretto di Logan. Durante l’avventura entra in scena anche Jean Grey, che affianca Wolverine in diverse missioni, portando un tono più luminoso a un racconto altrimenti cupo. E non mancano camei che faranno sorridere chi mastica fumetti, da Sabretooth a Lady Deathstrike fino a un Omega Red (che mette decisamente i brividi).
Il vero valore aggiunto, però, è l’interpretazione di Liam McIntyre nei panni di Logan. La sua voce restituisce stanchezza, sarcasmo e violenza trattenuta con un’efficacia rara per un videogioco. Anche il doppiaggio italiano se la cava egregiamente, mantenendo intatta la caratterizzazione senza scadere nella macchietta. I momenti più intimi, quelli in cui Logan si confronta con i propri ricordi frammentati e con il senso di colpa, funzionano meglio delle scene d’azione pure, e sono probabilmente il vero cuore pulsante del gioco.
Certo, non tutto regge alla perfezione. Alcuni colpi di scena si intuiscono con largo anticipo e il ritmo narrativo, nella parte centrale, rallenta un po’ troppo tra una missione e l’altra. Ma nel complesso Insomniac dimostra di aver capito chi è Wolverine, e lo racconta senza filtri, senza edulcorare la sua natura più feroce.
PRO
- caratterizzazione di Logan scritta con grande cura, sostenuta da un’ottima interpretazione;
- buon equilibrio tra momenti intimi e sequenze d’azione;
- presenza di Jean Grey e camei che arricchiscono l’universo mutante;
- doppiaggio italiano solido e coinvolgente.
CONTRO
- alcuni colpi di scena risultano prevedibili;
- il ritmo cala nella parte centrale della campagna;
- personaggi secondari poco approfonditi al di fuori del nucleo principale.
Gameplay
Qui arriva la parte più divisiva della recensione. Il combat system di Marvel’s Wolverine è costruito attorno al concetto di rabbia, letteralmente. Un’apposita barra di Rage si riempie colpendo nemici, parando attacchi e chiudendo combo, e più sale più Logan diventa devastante: colpi critici potenziati, mosse finali brutali, capacità di intimidire gli avversari e, soprattutto, accesso al fattore rigenerante quando la salute crolla a zero. Quando si è al limite si può attivare una sorta di ultima resistenza che ci riporta in piedi consumando rage, un modo intelligente di tradurre in meccaniche di gioco l’immortalità del personaggio, senza renderlo davvero invincibile.
Il combattimento è aggressivo per natura. Restare fermi o defilarsi non paga, perché la rigenerazione passiva è lenta e la vera cura arriva solo buttandosi nella mischia con parate perfette e finisher. All’inizio si mena un po’ a caso, ma con il passare delle ore si sbloccano mosse speciali, prese che permettono di scagliare un nemico contro un altro, ginocchiate che stordiscono i bersagli più coriacei. Il sistema di progressione aggiunge un tocco di profondità che tiene vivo l’interesse.
Le boss fight sono probabilmente il punto più alto del gameplay. Non sono numerosissime, ma quando arrivano si trasformano in vere sfide di pattern, dove serve capire il punto debole dell’avversario più che spammare colpi. Un approccio che premia chi ha voglia di studiare il nemico invece di limitarsi a martellare il tasto d’attacco.
Il problema arriva sul lungo periodo. Le ondate di nemici comuni, soprattutto nella prima metà del gioco, tendono a ripetersi troppo, e alcune missioni si riducono a un elenco di stanze da ripulire prima di proseguire. Su una campagna che dura tra le quindici e le venti ore, questa ripetitività si fa sentire, specialmente per chi si aspettava la varietà situazionale tipica dei precedenti lavori dello studio. La componente stealth – presente, ma marginale – funziona più come apertura tattica al combattimento che come alternativa reale.
A fine avventura, chi vuole continuare a giocare trova la Nuova Partita+ e una modalità sfida dedicata al combattimento puro, pensata per chi vuole spremere ogni singola combo del moveset di Logan.
PRO
- sistema Rage originale e ben collegato al fattore rigenerante;
- boss fight curate, quasi puzzle da risolvere con pattern precisi;
- progressione delle abilità soddisfacente e ben calibrata;
- combattimento fisico e violento, coerente con il personaggio.
CONTRO
- ondate di nemici comuni ripetitive nella prima parte del gioco
- poca varietà di situazioni rispetto ai precedenti titoli Insomniac
- componente stealth marginale e poco sviluppata
- rischio di monotonia sulle quindici ore di campagna
Dimensione artistica
Sul fronte tecnico Insomniac conferma di essere tra gli studi più capaci in circolazione quando si parla di sfruttare l’hardware PlayStation. Marvel’s Wolverine propone due modalità grafiche principali su PS5 base: Qualità, che punta sui 4K nativi con un uso massiccio di ray tracing (particolarmente evidente nei riflessi sulle pozzanghere di sangue e sulle superfici metalliche), e Performance, che sacrifica un po’ di definizione per garantire sessanta fotogrammi al secondo stabili. Per un action così frenetico, la modalità Performance è quasi obbligatoria, la fluidità cambia davvero la percezione dei combattimenti. Su PS5 Pro si aggiunge anche una modalità ibrida che bilancia bene qualità visiva e framerate, con profili fino a 120Hz per chi ha un pannello compatibile.
Dal punto di vista estetico il gioco non delude. Gli ambienti reagiscono ai combattimenti, gli arti si staccano, le superfici si sporcano di sangue e restano segnate dai colpi di artiglio. È un livello di dettaglio che si sente soprattutto nelle animazioni facciali durante i dialoghi, dove le espressioni di Logan comunicano più di tante battute scritte. Qualche texture non regge del tutto il confronto con i materiali promozionali diffusi prima dell’uscita, ma si tratta di differenze minime che non intaccano il colpo d’occhio generale.
Il comparto sonoro merita una menzione a parte. Le musiche, firmate da David Fleming, mescolano sonorità western spigolose a richiami più delicati della tradizione giapponese, un connubio che rispecchia perfettamente il viaggio del personaggio tra Canada e Giappone. Il tema principale dedicato a Logan cresce nel corso della partita, passando da un incipit quasi acustico a crescendo orchestrali potenti nei momenti clou. Il sound design accompagna bene l’azione, tra i ringhi di Logan, il rumore metallico dell’adamantio contro le armi da fuoco e le esplosioni, tutto mixato con cura per non risultare mai caotico. A completare il quadro, il gioco include oltre cento opzioni di accessibilità, tra impostazioni per la violenza grafica, descrizioni audio e feedback aptico del DualSense potenziato.
PRO
- ottimo utilizzo del ray tracing, specialmente in modalità Qualità;
- modalità Performance fluida e reattiva, essenziale per il combat system;
- colonna sonora orchestrale ispirata e ben integrata nell’azione;
- ampio ventaglio di opzioni di accessibilità.
CONTRO
- alcune texture sotto il livello mostrato nei materiali promozionali;
- differenze di dettaglio percepibili tra le varie modalità grafiche.
In conclusione
Marvel’s Wolverine è il tipo di gioco che sa esattamente cosa vuole essere. Non prova a reinventare la formula action in terza persona, non insegue l’ambizione open world dei precedenti Spider-Man, e proprio in questa onestà di fondo trova la sua forza. Insomniac ha scelto di raccontare Logan per quello che è, un uomo stanco, violento, segnato dal dolore, e lo ha fatto con una cura narrativa e artistica che si sente in ogni scena.
Il combattimento, pur con i suoi limiti nella gestione del ritmo su lunga distanza, riesce comunque a restituire la brutalità e la fisicità che ci si aspetta da un personaggio come Wolverine. Ma quando il gioco alza l’asticella – con le boss fight o con i momenti più intimi della storia – il risultato non è quello che si aspettava.
Non è il capolavoro definitivo che qualcuno si aspettava dopo l’exploit di Spider-Man 2, e chi cerca un mondo da esplorare a proprio piacimento rimarrà sicuramente deluso dalla struttura lineare. Ma per chi vuole vestire i panni di Logan e vivere sulla propria pelle la sua rabbia, la sua solitudine e la sua indistruttibile voglia di rialzarsi, Marvel’s Wolverine sa il fatto suo.
Marvel's Wolverine
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Storia e personaggi - 8/108/10
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Gameplay - 8/108/10
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Dimensione artistica - 9/109/10
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Intrattenimento/Rigiocabilità - 6/106/10
In conclusione
Un titolo “quadrato”, con momenti memorabili, che paga terribilmente la sua struttura ripetitiva lungo il corso della Campagna.




